a tu per tu con Rosanna

Un viaggio lungo l’Italia che parte dalle radici dello Stretto: quanta influenza rimane nella produzione stilistica dei colori, delle trame, della cultura del prodotto tessile della sua terra d’origine?

Sono radici ed emozioni che fanno parte di me: molto più che un’influenza. Direi un modo di essere e di vedere le cose, che si appoggia alla ringhiera anche in senso metaforico: per guardare oltre, per scoprire nuovi orizzonti.
Se penso a Reggio penso alla ringhiera, penso ai tramonti, al rosso. E penso al profumo di rose, che è il mio contatto con la mia terra d’origine. Colori e trame passionali, in contrasto con il nero fermo, il ferro battuto della ringhiera, che però sotto la matita è diventato leggero come una passamaneria, disegnando trame e merletti che creano il movimento e la trasformazione della ringhiera.
Per quanto riguarda il prodotto tessile invece non c’è legame con la terra d’origine, perchè in questa collezione non ho usato tecniche artigianali: la mano e il tratto, che sono un modo artigianale di affrontare lo stile, imponevano determinati tipi di tessuti. Più tecnici.

In quali prodotti specifici lo potremo cogliere?

In tutti i capi, che sono una storia, una narrazione, una (ri)scoperta di emozioni e ricordi.

La filiera di produzione che arriva ai suoi abiti come si sviluppa? Da quali mercati attinge alla sue stoffe e ai materiali utilizzati?

Si è sviluppata totalmente in Toscana: dalla scelta dei tessuti come il cotone, fibra naturale, o come lo scudo, fibra tecnologica, fino al prodotto finito. Stessa filiera per la riproduzione dei miei disegni in serigrafia o in stampa sui tessuti o sui singoli capi.

Esiste un percorso, secondo lei, di esclusiva produzione di moda in Calabria?
Cioè: è possibile arrivare ad un prodotto finito di unica produzione calabrese? Intendo: s
toffe, colori, materiali, maestranze e commercializzazione?

Mi piacerebbe dire di sì. Le potenzialità ci sono. Ma alla fine i conti si fanno con la realtà dei fatti. E dunque sono costretta a rispondere che no, al momento non esiste questa possibilità: in Calabria non siamo ancora competitivi, pur avendone le potenzialità. Il nostro problema è l’incapacità di lavorare in rete, di completarci, di avere una visione di crescita insieme. Penso al bergamotto: quanto potremmo fare con un prodotto che è solo nostro, che fruttifica solo qui, e che davvero potrebbe essere l’oro del reggino, non solo sulla carta, non solo a parole? Eppure non riusciamo a mantenere nel territorio neppure la prima lavorazione, eccezion fatta per alcuni prodotti artigianali che però non sono in grado di fare mercato. Ci sono tentativi di sinergie, ricerche per l’utilizzo in campi diversi da quelli della profumeria. Ma è la Francia ad assorbire la quasi totalità della quota di mercato per l’essenza.
Potremmo fare grandi cose. Eppure per studiare nel campo della moda e dell’arte sono dovuta andare prima a Firenze e poi a Torino. E per produrre la prima collezione non ho avuto alternative: Firenze ha la qualità e la professionalità necessarie per garantire prodotti di livello.

La sua esperienza professionale più gratificante.

Amo così tanto la libertà espressiva della mia professione che trovo gratificante ogni attimo del percorso autonomo fatto per arrivare a realizzare la collezione: l’idea, il mood, la ricerca dei tessuti insieme all’azienda produttrice, il confronto progetto, le valutazioni stilistiche e la valutazione ai fini commerciali del capo finito. Ogni traguardo per me è una nuova sfida, l’inizo di un nuovo cammino. Lo scorso anno, quando preparavo la sfilata per un singolo capo e al termine della serata venivo premiata, quando i complimenti mi intimidivano, non potevo immaginare che sarei arrivata a ideare, disegnare e realizzare una mia collezione. Invece la collezione R esiste, e già molte fashion blogger internazionali stanno viralizzando alcuni capi.
In realtà quello che più mi piace è avere la certezza di aver trasmesso emozioni. Mi spiego: quando qualcuno apprezza il mio lavoro e si incuriosisce sulla storia di ogni abito, allora capisco quanto sia essenziale riuscire a comunicare quello che ho dentro. Quello che cerco di esprimere con ogni capo. Mi viene in mente l’incontro estivo con il Premio Oscar Gianni Quaranta. Ho avuto l’onore di partecipare alla serata conclusiva di Scilla cinema d’autore, e sentirmi fare i complimenti da uno dei più grandi scenografi viventi, che con “Camera con vista” di Ivory ha consacrato oltreoceano la bellezza italiana, mi è sembrato un sogno ad occhi aperti. Una gratificazione? Molto di più: la sensazione di aver superato me stessa, la mia timidezza, ed essere riuscita a liberare le emozioni più forti per farle diventare qualcosa di concreto, materico, che può essere indossato per far nascere, come un effetto domino, altre emozioni.

intervista a Rosanna Zolfo 
rilasciata in occasione
della presentazione della #collezioneR
a Reggio Calabria
Annunci