ceci c’est

Questo slideshow richiede JavaScript.

Che cosa rappresenta la ringhiera dei ricordi? Perché torna sempre nella #collezioneR?

Chiara la partenza emozionale. Ma come rappresentarla in modo aderente ai tanti messaggi che Rosanna ha lanciato dal momento in cui ha iniziato a disegnarla come base di partenza dei 13 capi? Perché la ringhiera non era SOLO una ringhiera. Questa non è SOLO una ringhiera, abbiamo iniziato a dirci. Questa non è una ringhiera. Questa non è mica una ringhiera. Questa non è mica una pipa… Il caro Magritte, così reale nel suo surrealismo, ci è venuto in aiuto con la sua opera simbolo: Ceci n’est pas une pipe. Permettendoci di sintetizzare, con la citazione, non solo il concept di fondo della collezione e del suo mood, ma anche quello dell’art-to-wear. Perché ogni capo della #collezioneR è arte da mettersi addosso.

“Più che un quadro un rebus. O un trattato filosofico. O una riflessione che gioca molto seriamente con i meandri del linguaggio” scriveva Ottilia Braccini. E spiegava: “Così la pipa che non è una pipa sfida il modo comune di guardare la realtà”. Se il disegno del nostro amato René non è una pipa, pur rappresentandola, i nostri visual (ne abbiamo scelti sei, per ora, ma ne abbiamo messo in lavorazione molti altri) sviluppano un concept identico, anche se apparentemente ribaltato: ceci c’est un guard-corps, questa che vedete è un parapetto. Una ringhiera, dunque. Ma anche una barriera di sicurezza. E anche una guardia del corpo. E anche, quindi, un capo capace di farsi barriera,  guardia del corpo. Ma attenzione: la ringhiera dei ricordi è dentro ciascuno di noi. I capi della #collezioneR non possono rappresentarla: possono solo aiutarla ad uscire.

concept, strategie, creatività e sviluppo grafico | sabbiarossa.com/SRed/
modella | Debora Pizzimenti
servizio fotografico | Gianluca Milasi
ceci magritte.jpgdi Ottilia Braccini

Sulla tela un’immagine dipinta in modo così verosimigliante da non lasciare dubbi. Rappresenta sicuamente un oggetto chiamato pipa. Una didascalia da abbecedario afferma però che no, Ceci n’est pas une pipe. A questo proposito scrisse il filosofo Michel Foucault nel saggio omonimo: “paragonato alla tradizionale funzione della didascalia, il testo di Magritte è doppiamente paradossale. Si propone di nominare ciò che, evidentemente, non ha bisogno di esserlo (la forma è troppo nota, il nome troppo familiare). Ed ecco che nel momento in cui dovrebbe dare un nome, lo dà negando che sia tale.” La didascalia contesta dunque il criterio di equivalenza tra somiglianza e affermazione e afferma che la pipa del quadro è solo la rappresentazione di un oggetto tangibile che non ha niente a che vedere con essa.
René Magritte (1898-1967), grande protagonista del surrealismo, dipinse più volte durante la sua vita il quadro con la pipa e la sua didascalia; la prima volta nel ’26, l’ultima negli anni ’60. Vari i titoli: dal classico Questo non è una pipa a L’alba agli antipodi, passando per Il tradimento delle immagini e I due misteri. Mentre in alcune versioni il quadro è composto semplicemente dalla realistica raffigurazione di una pipa corredata da una didascalia che contraddice quanto sopra, in altri il motivo appena descritto appare su di un quadro (o una lavagna) appoggiato a un cavalletto mentre in alto aleggia fluttuante una pipa più grande, grigia e indefinita. In questa versione il mistero s’infittisce: cosa significa la grande pipa grigia? Sta a simboleggiare l’idea platonica di “Pipa”, aleggiante nell’iperuranio, o è solo un dispositivo per confondere ancor di più chi guarda? Qual è insomma la vera pipa? Nessuna delle due ovviamente.
Il messaggio di Magritte è infondo abbastanza chiaro, ovvero: attenzione, rappresentazione non significa realtà, l’immagine di un oggetto non è l’oggetto stesso! La pipa del quadro non si può fumare così come le mele delle nature morte non si possono addentare…
Foucault vide nell’arte di Magritte degli elementi ancora più rivoluzionari che nell’astrattismo di Klee o Kandinskj. Apparentemente lontani, i tre artisti hanno in comune- secondo il filosofo- l’aver scardinato il sistema gerarchico, vigente nell’arte, tra realtà, rappresentazione e significato, in particolare Magritte è impegnato a “separare scrupolosamente, crudelmente, l’elemento grafico dall’elemento plastico: se ad essi accade di trovarsi sovrapposti all’interno del quadro, come una didascalia e la sua immagine, è a condizione che l’enunciato contesti l’identità esplicita della figura e il nome che si è pronti a darle”.

Annunci